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Intervista con María Blasco - "A volte sono la prima a sorprendermi della disinvoltura e sicurezza con cui intraprendo nuove sfide" -

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Maria Blasco, nel 2010, alla presentazione della sua raccolta di poesie "Canciones del alma".  (Foto: Patxi Cascante)Maria Blasco, nel 2010, alla presentazione della sua raccolta di poesie "Canciones del alma". (Foto: Patxi Cascante)

Traduzione per BabelFAmily: Andrea Polverini

 

Scrivere tre libri in tre anni: questa la sfida  vinta da María Blasco, che, lunedì 21 novembre, presenterà il suo terzo libro, "El Castillo de Albanza" (Il castello di Albanza),  festeggiando con  tanti  amici la sua determinazione a continuare a scrivere. Una passione che nemmeno l'atassia di Friedreich, malattia di cui soffre da 25 anni, è riuscita ad attenuare.

ANA OLIVEIRA LIZARRIBAR - Sabato, 19 novembre 2011

PAMPLONA. Il teatro municipale di Ansoáin ospiterà lunedì, alle 19.30, la presentazione di un breve racconto immaginario , “El Castillo de Albanza.  "Una lettura piacevole e divertente adatta a bambini e adulti", lo definisce María Blasco, che con quest’opera corona il suo sogno di scrittrice. Un sogno che prosegue, nonostante la sua malattia ormai le impedisca l’uso di programmi di riconoscimento vocale e renda necessario che qualcuno scriva ciò che lei detta. E’ infatti già partito un suo nuovo progetto, che farà parlare di sé:  “El Legado” (Gli eredi di Friedreich) un romanzo collettivo scritto via Internet da autori di varie parti del mondo affetti, come Maria, dall’atassia di Friedreich.

Scrivere tre libri in tre anni deve esser stato molto faticoso, ma anche una grande soddisfazione.

Certo ho lavorato molto, ma essendosi trattato di una mia scelta lo sforzo è stato più sopportabile.  Ogni volta, quando  si avvicina il gran giorno della presentazione, avverto un miscuglio di emozioni fatto di nervosismo, ansia, voglia e entusiasmo che mi fanno sentire come una bambina la vigilia di Natale. È una bella sensazione, in cui i brutti momenti o la stanchezza per lo sforzo sostenuto scompaiono completamente e penso solo a ciò che mi aspetta.

Questi tre libri appartengono a generi differenti, un romanzo, una raccolta di poesie e ora una pièce teatrale per l’infanzia. Sente forse il bisogno di confrontarsi con nuovi generi, di affrontare nuove sfide?

El Castillo de Albanza non lo definirei un'opera teatrale, ma un racconto immaginario breve che, sebbene sia stato ideato inizialmente per bambini di un'età compresa tra i 10 e gli 11 anni, può essere una lettura piacevole e divertente anche per gli adulti. Direi che “El Castillo de Albanza” appartiene allo stesso filone di “Bosqueando Recuerdos” (Sfogliando i ricordi), nel quale l'infanzia ricopre una grande importanza. Non posso dire di avvertire il bisogno di affrontare nuove sfide; sono piuttosto le sfide a venirmi incontro e  a volte sono la prima a sorprendermi della disinvoltura e sicurezza con cui  le affronto. Un buon esempio è la mia nuova proposta. In passato avevo pensato di far tradurre El Castilllo de Albanza in inglese e basco, anche se non disponevo di fondi sufficienti per la pubblicazione in queste due lingue. Per questa ragione, ho preferito regalare le versioni digitali a BabelFAmily, un'associazione che si occupa di atassia di Friedreich, che in seguito mi ha proposto di promuovere il racconto sul mercato anglosassone e si è resa disponibile a tradurlo in più lingue.

Come le è venuto in mente "El Castillo de Albanza" e cosa ci racconta questa storia?

Avevo in mente di scrivere una storia per bambini, divertendomi ad ambientarla ai tempi medievali e antichi della nostra terra, senza riferimenti a luoghi geografici precisi. Ho iniziato a scrivere e a documentarmi su temi storici e in seguito il racconto è come sbocciato da solo.

Come si è articolato il processo creativo?

Fortunatamente ho scritto questo racconto due anni fa e prima di pubblicarlo ho dovuto solo ricontrollarlo, correggerlo e ricorreggerlo molte volte. Inoltre, il racconto è breve e ricordo che non mi ci sono voluti più di tre mesi per scriverlo. Per questo dico "fortunatamente", perché ora non avrei potuto scriverlo senza aiuto. Ultimamente non utilizzo più programmi di riconoscimento vocale dato che non riconoscono più le parole che pronuncio. Le mie difficoltà nel parlare sono aumentate a causa dell'atassia di Friedriech, la patologia di cui soffro.

Mi sembra di capire che per questo lunedì ha preparato una presentazione speciale.

A dire il vero sto organizzando questa presentazione da gennaio, dato che questi eventi per me sono sempre una grande festa, in cui cerco di riunire amici e lettori. Marta Juániz ha già collaborato con me recitando una poesia tratta da Canciones del Alma (Canti dell’anima), la mia raccolta. Col passare del tempo ho iniziato a cullare l'idea di una rappresentazione teatrale. Ne ho parlato con Marta ed è stata d'accordo. È stato così che ho cominciato a scrivere un monologo basato sui sentimenti di Berenguela, una principessa navarra vissuta nel secolo XI, protagonista della leggenda medievale (di mia invenzione) che fa da sfondo al racconto. Per la presentazione ho in serbo altre sorprese, quali la partecipazione di Leyre Arraiza in veste di presentatrice, Javier Erro e Saioa Paternain nella parte di bambini cantori, il gruppo Armonía con Rafael González, una delle migliori voci di jota della Navarra, ed altri invitati come Patxi Zabaleta, che si è occupato del prologo, Elionel Barkos, traduttore in basco e Txema Maraví, illustratore.

Quali sono le sue aspettative per quest'opera?

Francamente, non ho particolari aspettative. Quando ho cominciato a scrivere mi ero posta l'obiettivo di tre libri, uno all'anno. Era un compito che mi ero prefissata, il mio traguardo personale da raggiungere. Ora la mia situazione è cambiata;  naturalmente continuo ad avere dei progetti, ma ad un ritmo più rilassato dato che sono consapevole di non essere più autosufficiente e di dover contare sull'aiuto di altre persone che scrivono per me.

Infatti, uno dei prossimi progetti al quale sta lavorando è “El Legado” (Gli eredi di Friedreich), un romanzo collettivo redatto via internet, che mi risulta sia nato da una sua iniziativa. In cosa consiste questo progetto? Come si svolge il processo creativo e quanta gente ne fa parte?

Quando penso a questo nuovo progetto avverto una forte emozione dato che, oltre ad essere di notevoli dimensioni, mi ha permesso di stringere amicizia con persone di varie nazionalità.  Il mio obiettivo principale era scrivere un romanzo con vari autori di tutto il mondo che fossero affetti da atassia di Friedriech. Ogni autore scrive uno o due capitoli nella sua lingua madre seguendo delle linee direttrici stabilite da me, pur essendo totalmente libero di suggerire nuove idee che arricchiscano il romanzo. Per questo motivo mi sono messa in contatto con BabelFAmily, un'associazione che si occupa di atassia di Friedreich,  si incarica di tradurre in varie lingue le informazioni relative a studi e sperimentazioni su questa malattia e inoltre finanzia progetti di ricerca biomedica. Ho suggerito che il denaro raccolto dalla vendita del romanzo venisse destinato alla ricerca su questa patologia. Pian piano abbiamo messo in marcia il progetto, per il quale si sono resi disponibili vari autori (casualmente tutte donne) di Australia, Sudafrica, Inghilterra, Stati Uniti, Messico, Portogallo, Italia e Spagna.

Quali progetti avete per questo libro? Prevedete  di pubblicarlo?

Le sue modalità di pubblicazione sono qualcosa che decideremo tutti insieme, anche se per la distribuzione e promozione del romanzo stiamo pensando a una grande casa editrice. Su Internet abbiamo creato un gruppo chiuso di scrittori e traduttori, attraverso il quale ci teniamo in contatto e discutiamo, scambiandoci suggerimenti... In merito all’ uscita del libro, se continuiamo di questo passo, potrebbe essere entro la fine del 2012.  Per questo romanzo non sarò io ad occuparmi della presentazione, che immagino si terrà a Madrid.

Per concludere, María, crede che questi lavori che via via sta presentando  possano anche servire a far riflettere sul fatto che, sforzandosi, ogni persona può ottenere ciò che si propone? Lei è riuscita a ottenere ciò che voleva?

Ovviamente la mia operosità può dar adito a molte riflessioni, ma non solo a questa, per quanto importante. In particolare può servire come esempio ad altre persone con disabilità fisiche per capire, che, nonostante le molte difficoltà presenti sul loro cammino, c’è sempre una via d’uscita…In quanto a me, non posso affermare di aver realizzato tutto ciò che sognavo di fare, posso solo dire che ora lo sto facendo: mi godo il presente. Non penso né al passato né al futuro: succederà quel che succederà e in quel momento sarò lì, cercando di cogliere il lato positivo o migliore e approfittando di quell’istante di felicità. 

Fonte: Noticiasdenavarra.com

Nota importante: il libro in PDF è già scaricabile online nel sito di BabelFAmily, nelle versioni spagnola, basca e inglese. Prossimamente sarà anche disponibile in italiano e in altre lingue.

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