Articolo di Jens Lubbadeh
9 marzo 2010 - Le cellule staminali di topo piacciono ai ricercatori poiché consentono di superare le condizioni che rendono difficile l'utilizzo di cellule embrionali umane. Ma ora si scopre che le staminali di topo e di uomo si differenziano più di quanto si sospettasse. E ciò avrà delle conseguenze sulle sperimentazioni future.
Il topo è "la" cavia animale. Per molte malattie, dal Parkinson all'Alzheimer al diabete, esiste il cosiddetto modello-topo. Spesso si tratta di animali geneticamente modificati, sul cui organismo si simulano le cause della patologia per poter sperimentare farmaci e terapie nuove.
Anche con le cellule staminali si può fare ricerca sulle malattie. Ma poiché per produrre cellule staminali embrionali umane si devono distruggere degli embrioni, la ricerca è soggetta, in diversi Paesi, a forti limitazioni. Ecco allora che si ricorre alle staminali embrionali di topo, innocue dal punto legislativo. Ma un problema c'è, ed è che esse si comportano, almeno in parte, in modo diverso da quelle umane; hanno bisogno di altri ormoni per guidare la crescita che le fa evolvere in altri tipi di cellule. Questo è un aspetto importante, considerato che una delle finalità è far sì che dalle cellule staminali totipotenti si possa ricavare qualsiasi tessuto dell'organismo per curare le patologie. Dunque, c'è da tener presente che i risultati della ricerca ottenuti attraverso le cellule staminali di topo si possono trasferire solo parzialmente all'uomo.
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