Traduzione per BabelFAmily: Elena Levarda
Ciao a tutti,
mi chiamo Andrei, ho vent’anni e vivo in Romania.
I primi dieci anni della mia vita sono stati sereni; per dirla tutta, sono stati davvero fantastici. Ero un appassionato di sport e ne praticavo molti, mi piaceva uscire e godermi la bellezza della natura. I miei genitori, però, hanno sempre notato che avevo qualche problema di equilibrio e di coordinazione.
A dodici anni, dopo aver avuto la varicella, che ha aggravato i miei problemi, sono stato da diversi medici e mi sono sottoposto a numerose indagini mediche senza ricevere la giusta diagnosi. Mi è stato solo detto che mi stavo rimettendo da un’infezione causata dalla varicella.
A quattordici anni, salendo le scale per raggiungere il mio appartamento, mi sono sentito senza forze per la prima volta in vita mia. Mi sono spaventato tantissimo perché non avevo mai provato una sensazione di spossatezza simile. Questa esperienza mi ha fatto venire in mente un pensiero inquietante: che mi stesse succedendo qualcosa di molto brutto, che avanzava gradualmente. La conferma è arrivata quando, a quindici anni, mi è stata diagnosticata l’atassia di Friedreich.
Da allora io e la mia famiglia stiamo combattendo contro quella che probabilmente è una tra le malattie più subdole. L’atassia di Friedreich è un nemico che all’inizio sembra debole; un nemico che pensi di poter affrontare, con il quale pensi di poter convivere. Solo dopo ti rendi conto che non è così. E’ un nemico molto forte che ti attacca su diversi fronti e ti spinge in uno “spazio” sempre più ristretto, riducendoti sempre di più le possibilità a tua disposizione. Non riesci più a rimanere saldo in piedi perché in realtà è come se ti trovassi sulle sabbie mobili.
In passato vivevamo in uno “spazio” con tutte le “porte” spalancate davanti a noi. Ora questo “spazio” diventa sempre più ristretto e le porte ci si chiudono in faccia, una dopo l’altra. E’ frustrante essere imprigionati in uno “spazio” simile che ci offre sempre meno possibilità. Abbiamo dovuto adattarci di continuo, trovare soluzioni per poter vivere la nostra vita, per poter continuare a fare ciò che ci piace.
Tuttavia non ho perso le speranze. Non ho mai smesso di sognare che un giorno potrò nuovamente camminare e fare sport.
La medicina moderna sembra promettere una cura.
Cari saluti,
Andrei




