Ciao, mi chiamo Jaime, ho 29 anni e mi sto avvicinando ai trenta (mannaggia!). Sono di Madrid (Getafe). Vi voglio raccontare la mia storia.
Ho avuto un’infanzia molto bella e felice, circondato da gente adorabile e gentile (come adesso). A scuola sono sempre stato un bambino molto amato dai professori (o almeno questo è quello che dice spesso mia madre…), anche se a detta di qualcuno un po’ inquieto…(saranno stati i primi sintomi, eheheh). Avevo molti amici, nessun problema a relazionarmi con gli altri, anzi, a dire il vero mi ha sempre affascinato conoscere gente nuova e starmene in mezzo alla gente. A scuola partecipavo sempre alle feste di fine anno, ai balli, alle recite, mi piaceva parlare in pubblico..ecc.. Ricordo che i miei compagni mi dicevano: “Ehi, Jaime, come sei bravo!”, e io uscivo di scena tutto orgoglioso. A ginnastica ero un alunno eccellente; la professoressa mi sceglieva sempre come esempio per mostrare a tutti come andavano eseguiti gli esercizi. Nelle altre materie andavo benino, e sono sempre stato promosso.
Gli anni delle medie sono trascorsi piacevolmente; come attività extrascolastica giocavo in una squadra di calcio. Non fatevi però strane idee, perchè non me la cavavo affatto bene! Ero goffo, e rispetto ai miei compagni correvo molto più piano e mancavo di coordinazione (a causa della mia malattia di cui non ero a conoscenza….).
A 14 anni mi sono iscritto al liceo e il primo anno è stato una vera tragedia (sarà stato il cambiamento..): mi hanno rimandato in ben sei materie e ricordo che non avevo il coraggio di presentarmi a casa con quei brutti voti….Ma poi mi è venuta un’dea. Siccome sono il più piccolo di 3 fratelli e a quei tempi mia sorella maggiore aveva più di 18 anni, la pagella me la sono fatta firmare da lei…Ma non è servito a nula…sono riuscito a recuperare solo in tre materie e alla fine mi hanno bocciato.
Poi ho cambiato liceo, conosciuto gente nuova, stretto nuove amicizie e le cose hanno iniziato ad andare molto meglio. Fuori di scuola frequentavo gli amici del quartiere, con cui uscivo durante il fine settimana. Formavamo un gruppo di sette ragazzi molto conosciuti e invidiati nella mia zona perché eravamo sempre attorniati da ragazze. Non lo dico per vantarmi, è la verità!
Nel mio gruppo di amici c’erano due dongiovanni che sapevano fare tutto nel migliore dei modi: giocare a calcio, andare in bici, andare sullo skate board (un’altra di quelle attività che mi mancano molto e a cui penso spesso). Per quattro anni ho saltato pattinando su scale, ringhiere, ecc…e davvero bene!
In breve, a diciotto anni ho preso la patente di guida e mi sono arruolato come militare di leva.
È stato proprio durante quel primo mese in caserma che mi sono reso conto che qualcosa non andava. Durante la parata non riuscivo a seguire una linea diritta. Terminato il servizio militare mi sono fatto visitare dal mio medico di famiglia che mi ha detto che poteva trattarsi di atassia (malattia sino allora a me sconosciuta) e mi ha prescritto alcune analisi genetiche dalle quali sono risultato positivo all’AF.
A dire il vero non l’ho presa male. In quel periodo frequentavo un corso come disegnatore di pagine web.
Di nascosto, stando ben attento a che nessuno si accorgesse che quella malattia riguardava proprio me, leggevo in Internet ciò che si diceva sull’AF. A un certo punto ho letto che in futuro sarei finito in sedia a rotelle. Da quel preciso momento - avevo 20 anni – ho deciso che questo a me non sarebbe mai successo.
Per tenermi in forma ho fatto di tutto: allenamenti in palestra, corsi di nuoto… che sto continuando a frequentare. Attualmente cammino con un deambulatore, guido la macchina - che mi dà un senso di libertà e autonomia - tenendo però sempre a portata di mano la sedia a rotelle..….
Ciò che mi dispiace maggiormente, quando esco per divertirmi, è non essere più capace di ballare - la mia grande passione - e in particolare non riuscire più a ballare la sivigliana (una variante del flamenco, ndt), che in passato ho sempre ballato mietendo conquiste.
Le mie due più care amiche, una dentista e una psicopedagoga, mi dicono sempre che per loro sono un esempio di forza e coraggio e spesso mi raccomandano di non perdermi d'animo e di continuare e fare quei bei sorrisi che mi hanno sempre contraddistinto.
Io rispondo loro di non preoccuparsi, che non mi lascerò mai andare, e che magari un giorno riuscirò persino a suonare il flauto!
Non voglio far pena a nessuno, tantomeno per le mie condizioni fisiche (come dice in una delle sue canzoni Luz Casal, una delle mie cantanti preferite).
Certo, quelli che soffrono di più sono i miei genitori, ma, per quanto mi riguarda, io di spirito ne ho da vendere!
Un saluto a tutti voi e coraggio, partecipate a questo forum!
Un bacio,
JAIME
p.s.: un bacione in particolare alla mia famiglia a cui voglio un mondo di bene!!!!!!!
Traduzione: Olivia Oddenino




