Stefano Defilippi, figlio di Maria Litani
Discriminazione in un centro sportivo di Sestri Levante nei confronti di un ragazzo in carrozzina affetto da atassia di Friedreich, una grave malattia neurodegenerativa
Di Massimo Sala
SESTRI LEVANTE, 20 ottobre 2011 – Stefano frequentava da dieci anni una palestra per passare un po’ di tempo. Era anche un po’ il modo per non pensare alla grave malattia, l’atassia di Friedreich, che lo costringe dall’adolescenza sulla sedia a rotelle. Col cambio di gestione gli è stato detto di non presentarsi più. La denuncia arriva dalla madre, Maria Litani, che punta il dito: «A inizio ottobre - afferma la donna - hanno detto agli operatori che accompagnavano mio figlio di non portate più Stefano nella loro palestra. Non se la sentono di accoglierlo, dicono che la palestra non è accessibile e che la scelta è stata consigliata dalla loro commercialista, sostenendo che come associazione sportiva sono liberi di accettare chi vogliono e che, in base al loro statuto, nessuno li può obbligare a far entrare suo figlio, sostenendo che non c'è campanello e non ci sono docce per disabili».
Insomma, una palese discriminazione che lascia a bocca aperta.
“Con i precedenti gestori non ci sono mai stati problemi - aggiunge la mamma di Stefano - Tempo fa si erano resi disponibili affinché per i loro utenti venisse attivato un progetto comunale volto a favorire l'inserimento e avvicinamento dei disabili allo sport. Mio figlio - sottolinea - in questa palestra non seguiva un programma riabilitativo, perché lo effettua già presso un centro con dei fisioterapisti, ma si limitava a passare un po' di tempo, generalmente di pomeriggio e sempre accompagnato da operatori del Comune».
Ma c’è di più: «Quando ho informato i nuovi gestori che a novembre, dopo la laurea, anche mia figlia aveva intenzione di iscriversi - incalza la mamma di Stefano - in un primo tempo hanno detto di sì, che non c’erano problemi. Ma appena hanno saputo da me che anche lei è in carrozzina e affetta dalla stessa malattia hanno subito detto no. In quella palestra - aggiunge provocatoriamente - vorrebbero forse far entrare solo persone alte, bionde e con occhi azzurri?».
La signora Maria è sconsolata: «Mi chiedo se in un’epoca in cui si parla di abbattimento delle barriere, diritti dei disabili, superamento dell’handicap e integrazione, si possano ancora tollerare discriminazioni del genere. Sia chiaro, non porto avanti questa battaglia solo per i miei figli. Sino a quando ad una persona disabile qualcuno potrà dire che nella sua palestra non può entrare, sarà l’intera società civile ad aver perso questa battaglia».
Vedi anche Disabile escluso da una palestra: assessore scrive ai gestori
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