L’atassia di Friedreich: cos’è e come si manifesta.

L'atassia di Friedreich (AF) è una malattia degenerativa progressiva del sistema nervoso; dipende dalla degenerazione del midollo spinale e del cervelletto (il centro di controllo del movimento) e provoca atassia, cioè mancanza di coordinazione dei movimenti. Deve il suo nome al medico tedesco Nicholas Friedreich, che per primo la descrisse nel 1860.

Compare in genere durante l'infanzia o l'adolescenza, ma talvolta anche in età adulta. Le prime manifestazioni comprendono difficoltà nell'equilibrio e nella coordinazione motoria, che possono rendere difficoltoso scrivere, mangiare e compiere attività fini. Con il passare del tempo, le persone che ne sono affette devono ricorrere all'uso della sedia a rotelle. Altre manifestazioni comuni sono la scoliosi, problemi cardiaci, disartria (parola scandita male)  e il diabete. Le persone colpite dall'AF hanno un'intelligenza del tutto normale e possono dedicarsi a qualsiasi attività o lavoro intellettivo in quanto le funzioni mentali superiori non vengono interessate dalla malattia. L’AF, per quanto rara, è relativamente frequente; colpisce mediamente una persona ogni 50.000, senza distinzione di sesso.


Come si trasmette?

L'atassia di Friedreich dipende da alterazioni nel gene codificante per la proteina fratassina, che viene prodotta in quantità ridotte. Queste alterazioni consistono in un numero eccessivo di ripetizioni di una sequenza di tre nucleotidi di Dna, normalmente presente nel gene. La malattia si trasmette con modalità autosomica recessiva: i genitori sono portatori sani della mutazione (non sapendo spesso di averla), mentre ciascun figlio della coppia ha il 25% di probabilità di essere malato. Le cause genetiche dell'AF sono state identificate nel 1996 da un gruppo di ricerca internazionale condotto dal prof. Massimo Pandolfo.


Come avviene la diagnosi?

La diagnosi viene effettuata a partire dall'osservazione clinica e dall'esito di alcuni esami quali l'elettromiogramma. La conferma definitiva si ha con l'analisi del Dna e la ricerca di alterazioni nel gene per la fratassina. È possibile la diagnosi prenatale, con prelievo dei villi coriali.


Quali sono i trattamenti disponibili?

Come per molte altre malattie degenerative del sistema nervoso, attualmente non è disponibile una terapia efficace per l’atassia di Friedreich. Ciò nonostante i pazienti possono avvalersi di vari trattamenti per alleviare molti dei sintomi e delle complicanze tipici di questa malattia. Il diabete, se si manifesta, può essere tenuto sotto controllo attraverso un regime dietetico, insulina o ipoglicemizzanti orali, mentre alcuni disturbi cardiaci possono essere trattati a livello farmacologico. Problemi ortopedici quali deformazione della pianta dei piedi, accorciamento del tendine di Achille e scoliosi possono essere risolti con ausili ortopedici o chirurgicamente. Una fisioterapia mirata può permettere il prolungamento dell’uso di braccia e gambe.

Alcuni studiosi sostengono che la somministrazione di un farmaco chelante del ferro (deferiprone/Ferriprox) può frenare il decorso della malattia.

La carenza di fratassina pare essere la causa di una distribuzione anomala di ferro nell’organismo. Negli organi dei pazienti sono stati infatti riscontrati depositi tossici di ferro. Il prof. Arnold Munnich ha pertanto ritenuto opportuno avviare delle sperimentazioni cliniche, tuttora in corso in vari paesi, volte a verificare l’efficacia terapeutica dei chelanti del ferro nei pazienti AF.

Le moderne tecniche di acquisizione di immagini tramite risonanza magnetica e fluorescenza si sono rivelate determinanti nello studio dei meccanismi d’azione del deferiprone. Grazie ad esse si è notato come il deferiprone, oltre ad eliminare il ferro in eccesso, lo ridistribuisce nelle cellule.

La risposta a questo farmaco sembra variare da caso a caso. Alcuni pazienti affermano di aver riscontrato un certo miglioramento, a volte persino notevole (vedi le testimonianze relative a Kevin Hurvoy e a Daniela riportati nel nostro archivio notizie) mentre altri non ne avrebbero (ancora) tratto beneficio.

Altri studiosi sono inclini all’uso di farmaci antiossidanti, come l’Idebenone, un derivato dell’ubichinone (o coenzima Q10) la cui efficacia come protettore del muscolo cardiaco è stata comprovata da numerosi studi internazionali e il cui effetto a livello neurologico ad alti dosaggi è in corso di valutazione nell’ambito di una sperimentazione multicentrica di fase III che vede coinvolti centri clinici in Europa e Stati Uniti.

In Francia sta per partire la sperimentazione con un altro antiossidante a base di estratto di Ginkgo biloba.

 

Uno dei farmaci più promettenti è il pioglitazone, già disponibile sul mercato per il trattamento del diabete di tipo 2. Questo farmaco non dà ipoglicemia (livelli bassi di zucchero nel sangue). Potrebbe comunque causarla se assunto con altri farmaci ipoglicemizzanti, quali l’insulina, la metformina o la sulfonilurea.

Il pioglitazone attiva un ricettore PPAR favorendo l’espressione di molti enzimi coinvolti nel metabolismo mitocondriale, tra i quali la superossido dismutasi. Inoltre, sia in vitro che in vivo - ha dimostrato di esercitare un’azione protettiva in modelli di patologie neurologiche  inibendo enzimi che causano infiammazioni, attivando geni anti-infiammatori e riducendo l’attivazione della microglia. Il pioglitazone è un agente neuroprotettore in grado di superare la barriera ematoencefalica. Si lega spontaneamente a una proteina denominata Mito NEET, che si trova nella membrana esterna dei mitocondri ed è in grado di aumentare la stabilità dei complessi 2Fe-2S. E’ stato descritto l’effetto benefico del pioglitazone in una donna con sclerosi multipla trattata per tre anni con questo farmaco. Recentemente si è scoperto che il pioglitazone aumenta i livelli di un’altra proteina carente nei pazienti con AF. A dicembre del 2008 a Parigi è partita la prima sperimentazione clinica del pioglitazone su pazienti con AF, condotta dal Prof. Pierre Rustin.

Un altro farmaco in fase di sperimentazione clinica presso alcuni centri è l’eritropoietina (EPO). In base ai primi studi pilota condotti in Austria su un numero limitato di pazienti l’EPO si è dimostrato in grado di aumentare in modo significativo i livelli di fratassina. Questo farmaco, nella sua attuale formulazione, presenta però il grosso inconveniente di aumentare  pericolosamente i livelli di emoglobina. E’ pertanto auspicabile che venga sperimentato in pazienti AF  sotto una formulazione diversa, ad esempio la CEPO, che non comporta eritropoiesi (processo di formazione di globuli rossi, nda)

A livello preclinico (su cavie animali o in vitro) sono in corso altre sperimentazioni estremamente promettenti, quali la terapia genica, gli inibitori dell'istone deacetilasi (HDACi) e la TAT-fratassina. La tecnica Tat permetterebbe il trasporto non virale di fratassina direttamente nei mitocondri, mentre gli inibitori dell’istone deacetilasi permetterebbero il ripristino dell’espressione di fratassina da parte del gene silente. Il 2012 potrebbe vedere l’avvio delle prime sperimentazioni cliniche degli HDACi in pazienti AF.

 

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Tutti i farmaci citati in questo prospetto riassuntivo possono causare gravi effetti collaterali e pertanto non vanni assunti se non sotto stretto controllo medico. Al fine di scongiurare gravi conseguenze vi invitiamo a non intraprendere alcuna terapia in modo autonomo.

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Per ulteriori informazioni e aggiornamenti vi consigliamo di consultare l’archivio notizie disponibile nella pagina web di BabelFAmily.

 

(ultimo aggiornamento - maggio 2009)

Il legato di Marie Schlau: letteratura e solidarietà

Una storia piena di intrighi, emozioni e colpi di scena inaspettati, con l'atassia di Friedreich come background. Con tutti gli ingredienti per il successo, ora non vi resta che leggerlo!
Tutti i fondi raccolti saranno utilizzati per la ricerca medica per trovare una cura per l'atassia di Friedreich, una grave malattia neurodegenerativa e debilitante che colpisce soprattutto i bambini ei giovani, chi sono ristretti a una sedia a rotelle. Questa malattia riduce l'aspettativa di vita fino a circa 40 anni. Per questo motivo e perché attualmente non esiste una cura, ti invitiamo a aiutarci a sconfiggere l'atassia di Friedreich, leggendo una storia che ti catturerà e non vi lascerà indifferenti.
È possibile acquistare il libro su Amazon, in inglese o spagnolo:

Versione impresa o Kindle (inglese): https://www.amazon.com/Legacy-Marie-Schlau-collective-Friedreichs-ebook/dp/B01N28AFWZ

Versione impresa (spagnolo): https://www.amazon.es/Legado-Marie-Schlau-colectiva-Friedreich/dp/1523287411
Versione e-book (Kindle) (spagnolo): https://www.amazon.es/Legado-Marie-Schlau-colectiva-Friedreich-ebook/dp/B01NAZ8UVS

Progetti di ricerca sull'atassia di Friedreich finanzati da BabelFAmily

Ogni volta che si effettua una donazione o si acquista una copia del nostro progetto del libro 'L'eredità di Marie Schlau', il 100% dei fondi saranno utilizzati per la ricerca biomedica sull'Atassia di Friedreich.

Attualmente l'associazione BabelFAmily finanzia due progetti molto promettenti:

1) Terapia sostitutiva della frataxina

https://www.irbbarcelona.org/es/news/nuevo-frente-de-ataque-en-la-investigacion-de-la-ataxia-de-friedreich
Le associazioni di pazienti BabelFAmily e Associazione granatina di atassia di Friedreich (ASOGAF) contribuiscono con 80.000 euro di fondi provenienti da donazioni (50% ciascuno), un nuovo progetto di ricerca presso l'Istituto di Ricerca Biomedica (IRB Barcellona ) di 18 mesi. L'obiettivo specifico del progetto è quello di risolvere un passo necessario verso l'obiettivo di raggiungere in futuro una terapia di sostituzione della proteina fratassina, raggiungendo il cervello, l'organo in cui i bassi livelli di questa proteina causa più danni nelle persone che soffrono l'atassia di Friedreich.

Lo studio eseguito per lo scienziato Ernest Giralt nel laboratorio di peptidi e proteine, con una lunga esperienza nel riconoscimento della chimica dei peptidi e nuovi sistemi di somministrazione di farmaci al cervello, come ad esempio navette peptidici, lavorando per attraversare la barriera che copre e protegge il cervello caricato con il farmaco.

 

2) Terapia genica per l'Atassia di Friedreich

https://www.irbbarcelona.org/es/news/pacientes-y-cientificos-se-alian-para-combatir-la-ataxia-de-friedreich

Gli scienziati del Centro di Biologia Molecolare Severo Ochoa a Madrid e Barcellona IRB svilupperanno un progetto di terapia genica che consiste di introdurre nelle cellule del corpo di una copia corretta del gene difettoso che causa la malattia.

 

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